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NEWS 03-06

Notizie ed avvenimenti di giugno 2003

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RAGUSA: scoperta un'imbarcazione bizantina (27.06.2003)

E' stata scoperta da un subacqueo sul fondale antistante la spiaggia di Ispica una imbarcazione bizantina lunga circa 20 metri e larga sei risalente al V sec. d.C.

Una serie di immersioni è stata successivamente eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Ragusa e dal nucleo sommozzatori di Messina nei fondali delle "Secche della Circe", tra Ispica e Pozzallo.

Dalle foto scattate si rileva che il natante è in buono stato di conservazione, compresa l' ancora che era stata recuperata alcuni giorni prima assieme ad un anforotto di età medievale, due puntali di anfore bizantine e la parte superiore di un'anfora decorata. Sono ora previsti ulteriori sopralluoghi

(Fonte: ANSA , l'Avvenire e il Giornale di Sicilia ed. Ragusa)

 

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PANTELLERIA: itinerari archeologici subacquei e il relitto di Scauri (26.06.2003)

 

Gli itinerari archeologici subacquei sono già stati realizzati a Punta Pozzolana, Gadir e Cala Levante.

Per il relitto di Scauri sono previste quattro campagne (con fondi regionali) per portare alla luce il relitto, una nave del quinto secolo dopo cristo che trasportava pentole e tegami, affondata poco dopo la partenza per un incendio a bordo.

(FONTE: Giornale di Sicilia - Ed. Trapani)

 

 

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 MARIANO COMENSE (CO): un sito archeologico nella Roggia Vecchia (26.06.2003)

Numerosi reperti sono stati rinvenuti nel letto della Roggia Vecchia, nel tratto del corso d'acqua che costeggia via Segantini per una lunghezza di circa 50 metri.

Quarantuno i reperti segnalati, risalenti all'epoca romana: fra i ritrovamenti anche alcune tombe.

Il rinvenimento potrebbe essere la conseguenza dei lavori fatti eseguire alcuni mesi fa dall'amministrazione comunale in quanto a causa del rifacimento del ponticello e della pulitura dell'alveo, il letto del torrente si è abbassato di 80 centimetri.

(FONTE: la Provincia di Como)

 

 

 

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BACOLI (NA): recuperata una colonna in marmo con Giano bifronte (24.06.2003)

La colonna di marmo sormontata da un Giano bifronte è stata ritrovata a trenta metri dalla riva, in un punto compreso tra Punta dell'Epitaffio e il Pontile Coppola.

La colonna è alta circa 130 centimetri e dovrebbe appartenere alla Villa Imperiale Claudio di cui affiorano le mura antiche nel Parco Archeologico Sommerso.

La scoperta è stata effettuata dal personale dell'Ufficio Locale Marittimo di Baia. Il recupero è avvenuto ad opera della Capitaneria che si è avvalsa del nucleo subacqueo dei Carabinieri e dello stesso custode del Parco.

Attualmente si trova al Museo Archeologico dei Campi Flegrei dove sarà oggetto di studio dei tecnici della Sovrintendenza.

La colonna di marmo, di colore bianco, presenta alcune striature giallastre, ma appare in buono stato di conservazione.

(FONTE: il Giornale di Napoli)

 

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 CATANIA: scoperta l'immagine del Satiro danzante su un vaso attico del IV secolo (21.06.03)

La scoperta è stata fatta dal prof. Filippo Giudice, direttore della Scuola di specializzazione in archeologia di Catania, che ha rinvenuto casualmente una foto del vaso nell'archivio ceramografico dell'Università mentre eseguiva delle ricerche.

Non si conosce dove e quando e' stata scattata la foto e il kylix, potrebbe trovarsi in qualche museo.

La straordinaria rassomiglianza tra la figura riprodotta nel vaso, che appartiene con certezza al IV secolo, e il Satiro, permetterebbe di datare la statua proprio al IV secolo, come gia' sostenuto dal professor Moreno.

Adesso si cercherà questo reperto per poterlo poi collocarlo nell' esposizione di Mazara del Vallo accanto al Satiro''.

(fonte: Redazione CulturalWeb. Repubblica, Secolo d'Italia)

 

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S. GIACOMO IN PALUDO (Isola della Laguna Nord - VE): Resti di un'antica basilica (19.06.2003)

Durante gli scavi compiuti nell'isola di San Giacomo in Paludo da un gruppo di studenti di Ca' Foscari sotto la guida del professor Sauro Gelichi, docente di archeologia medievale sono venute in luce le fondazioni in mattoni di una basilica che risale al XII secolo ed una seconda cavana cinquecentesca mezzo metro sotto il terreno detta "dell'Ortolano", sul lato sud di San Giacomo.

Il lavoro è finanziato dalla Soprintendenza archeologica e dalla Regione

.

Sono emersi i muretti in mattoni che delimitano la base dell'antica basilica, rivolta in direzione nord sud (e non ovest est, come di frequente) i resti di una tomba con uno scheletro, in buone condizioni, soprannominato "Giacomino" dagli studenti, e preso in consegna da studiosi di antropologia. e dell'antico chiostro delle monache, con la Sala Capitolare che stava probabilmente al centro dell'isola.

Dopo essere stata monastero e postazione militare, San Giacomo in Paludo era diventata anche una polveriera e nell'Ottocento gli austriaci e poi gli italiani avevano costruito terrapieni da dove controllavano la navigazione in laguna nord.

Dai rilievi si è avuta la conferma che i primi insediamenti risalgono al XII secolo. I pezzi di ceramiche più antichi sono stati probebilmente trasportati.

(Fonte: La Nuova ed. di Venezia)

 

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ISOLA D'ELBA: scoperti reperti clandestini provenienti da varie zone tra cui un probabile relitto. (19.06.2003)

La Guardia di Finanza ha recuperato più di 2200 reperti e denunciato undici persone.

Gli oggetti provengono da varie zone dell'isola e vanno dal periodo neolitico all'epoca napoleonica.

La Soprintendenza di Pisa, in particolare, ha posto attenzione al recupero di alcuni piatti di bronzo e ad un piccolo vaso di colore nero che proverebbero, secondo recenti studi dai resti di una nave etrusca del settimo secolo A.C. che batteva la rotta tra la Toscana e la Gallia ed i cui resti potrebbero ancora trovarsi inabissati sui fondali (a circa 60 metri) nella parte nord dell'isola.

E' qui che tempo fa un pescatore recuperò, durante una pesca "a strascico", alcuni pezzi tra cui un vaso simile, forse gemello, a quello ritrovato nell'abitazione di uno dei denunciati e che il pescatore, allora, consegnò regolarmente alle forze dell'ordine elbane.

(FONTE: Il Tirreno)

 

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 OTTIOLU (NU): recuperata parte del carico di una imbarcazione del I sec. d.C. (18.06.2003)

I subacquei della società Itinera di Roma hanno recuperato numeroso materiale appartenente ad un relitto del I sec. d.C. tra cui alcune grosse anfore, di cui una in perfetto stato di conservazione.

A circa tre metri di profondità sono state poi rinvenute alcune lastre di marmo lavorato, grigio a grana fine, come quello proveniente da un antica cava di Luni in Toscana.

Gli archeologi si sono limitati a raccogliere campioni vari tra cui alcuni chiodi e frammenti dell'imbarcazione, che verranno studiati, desalinizzati e ricomposti al centro recupero della soprintendenza di Li Punti.

Si pensa di riprendere il lavoro nella prossima stagione autunnale, e di esporre nel palazzo municipale o in un'altra sede comunale il materiale rinvenuto: una specie di museo del mare che ospiti le interessanti scoperte.

Nota a margine, gli archeologi in una tappa a Bosa, davanti all'isola Rossa, avevano rinvenuto numerose macine in trachite e una zanna d'elefante, materiale risalente a un arco di tempo compreso tra l'età Imperiale romana e il tardo medioevo. Davanti a Turas, inoltre, erano stati recuperati anche due ceppi d'ancora romani.

(Fonte: Nuova Sardegna)  

 

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ROMA: il bronzo di Lussino potrebbe appartenere a Dedalo di Sicione (17.06.2003)

E' questa l'opinione del prof. Paolo Moreno, professore di Archeologia e Storia dell'Arte greca e romana all'Università di Roma.

Il bronzo rappresenta un giovane atleta intento a pulire lo strigile, lo strumento con cui i lottatori, dopo la gara, eliminavano dal corpo i residui dell'olio e del sudore.

Un altro bronzo con questo schema era stato trovato ad Efeso dagli archeologi austriaci, alla fine dell'Ottocento che ornava il Ginnasio di Efeso, costruito accanto alle Terme del porto. Ora è esposta al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Sono note altre repliche del soggetto ma nessuna così completa nel gesto come il bronzo di Lussino

Stilisticamente, secondo il prof. può appartenere ad un artista "che è ancora fedele al dettato di Policleto nell'uso delle forze. La gamba destra è portante ed il braccio sinistro è quello che compie l'attività di lavoro. Il braccio destro ha solo una funzione di sostegno rispetto allo strigile e s'incrocia con la gamba sinistra libera. Le masse muscolari sono articolate molto pesantemente. La capigliatura ha la vivacità di. un gesto appena compiuto: con una mossa l'atleta si è liberato la fronte dai capelli incollati dal sudore e dal grasso. Il particolare avvicina alla ricerca che sarà di Lisippo, ipotesi attributiva ricorrente, ma non sostenibile: la struttura è quadrata e massiccia e non ha nulla dello slancio riconosciuto dalle fonti antiche alle opere di Lisippo".

"Dedalo di Sicione è un artista di scuola policletea di terza generazione. Era noto per aver forgiato due figure di Apoxyòmenos, letteralmente "atleta che si deterge". Può darsi che in antico il termine venisse adoperato anche per "colui che puliva lo strigile".

A Efeso è stata trovata un'iscrizione, poi sparita, con il nome di Eutimo, già rappresentato da Dedalo di Sidone per cui la replica bronzea di Efeso potrebbe essere la statua di Eutimo, anche se l'iscrizione andata perduta non diceva che si trattava di un atleta.

"Il dato interessante è che il bronzo, oggi conservato a Vienna, è sicuramente un calco eseguito in antico da un originale parimenti in bronzo. L'archeologo austriaco Pochmarski ha fotografato e documentato una serie di tasselli fantasma presenti sulla superficie del bronzo: nell 'originale erano una correzione della fusione, nel calco solo un'impronta. Rappresentano la prova che si tratta di una ripetizione"

Il bronzo di Lussino è l'originale da cui è stata creata la copia di Efeso? Un'ipotesi, ma andrebbe verificata con la collimazione di tasselli.

"Il caso ideale sarebbe che la statua di Lussino avesse i tasselli originali dai quali viene l'impronta di quelli del bronzo di Efeso. Se anche la mappa dei tasselli fosse identica a quella della statua conservata a Vienna avremmo la prova di una duplicazione abilissima e seriale."

"Analizzando con il carbonio 14 alcuni elementi organici all'interno della statua di Lussino, si è avuta una cronologia che porterebbe al IV secolo a.C. Il dato non contraddice l'eventualità che pure il bronzo di Lussino sia un calco, poiché il procedimento è ricordato da Plinio il Vecchio in riferimento a Lisistrato, fratello di Lisippo.

La prova decisiva si avrà soltanto quando si potranno confrontare insieme i dettagli del bronzo di Efeso e di quello di Lussino".

(FONTE: Italia Sera)

 

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PAVIA: affiorano dal Ticino i resti del ponte trecentesco e romano (15.06.2003)

La forte magra del Ticino ha portato alla luce, appena a monte del Ponte Coperto, numerosi resti dei ponti romano (I sec. a.C.) e trecentesco (1350 d.C.).

I resti del primo sono allineati secondo un asse, che si aggancia al tratto terminale di Strada Nuova, antico cardine della città romana. Si vedono i resti del pilone centrale, in pietra dei Colli Euganei, e le basi di altri piloni. E' stato costruito nel primo secolo avanti Cristo, nel periodo di Augusto. nell'età a cui si riconduce l'impianto urbano di Pavia ed è l'unico ponte romano sul Ticino di cui ci sono notizie ed evidenze certe.

C'era poi un secondo ponte di legno, che attraversava il Ticino appena sotto il Collegio Borromeo. Ne da notizia Opicino de Canistris nell'opera "Il libro delle lodi della città di Pavia", traduzione di Delfmo Aiubaglio in un disegno di Pavia, fatto durante la permanenza ad Avignone e databile fra il 1336 e il 1342 (codice cartaceo 6435, foglio 84 V).

Del Ponte Medioevale, si riconoscono ancora la spalletta iniziale e quella terminale e, nell'alveo del fiume, numerosi conglomerati di pietre e di paletti».

E' opera degli architetti Jacopo da Cozzo e Giovanni da Ferrera, i medesimi che fra il 1373 e il 1375 avrebbero ricostruito a Verona il Ponte delle Navi.

Essi iniziarono a costruire il ponte il 21 luglio 1351 e completandolo verso il 1355.

Aveva all'origine dieci arcate di diversa luce, piloni diversi per forma e dimensione, di cui tre più massicci, spesso poggianti su basi romane, una copertura mediante un tetto sorretto da colonnette rotonde, chiusura delle estremità con torri merlate.

E' stato danneggiato gravemente dai bombardamenti aerei anglo-americani del settembre 1944, che lo lasciarono in piedi ma con la stabilità compromessa per cui venne costruito fra il 1949 e il 1951 l'attuale Ponte Coperto

(Fonte: La Provicia Pavese)

 

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 CHIOGGIA (VE): Pericolo di crollo alla torre di Bebe (4.06.2003)

La torre di Bebbe starebbe per crollare. Dopo il monastero di Brondolo è il secondo monumento storico antico della città. Non fu solo una torre ma una vera e propria città fortificata, costruita nel 755 e che ha avuto vita fino al 1600 circa, quando il senato Veneto ne decretò la scomparsa. Ha avuto una vita molto movimentata dal punto di vista militare ed il suo territorio faceva gola ai vicini che per conquistarla a fasi alterne l'assalirono senza successo.

Ora questi resti che si trovano dopo un chilometro dal bivio della strada che porta da Ca' Pasqua verso Cavarzere e che fanno parte del nostro patrimonio storico, sono sul punto di cadere a pezzi. Dal punto di vista statico se non fosse per un tirante di ferro ormai arrugginito che sorregge le pareti di sassi scollegati tra loro perché privi di malta, la torre non esisterebbe più".

L'avvenimento che l'ha fatta morire è stato il taglio del canal di Valle che ha spostato il baricentro dei traffici attraverso i canali. Era l'avamposto della difesa dell'allora città di Clugia Maior.

"Il 17 maggio si è tenuto un interessante convegno organizzato dal gruppo archeologico Fossa Clodia che tramite vari studiosi ha presentato al pubblico i primi reperti archeologici ritrovati nel terreno circostante. Tali reperti andranno ad arricchire il museo archeologico della città. Tutto ciò però non è sufficiente se non si salva al più presto il monumento storico che è meta di visite guidate delle scolaresche e del turismo culturale che dovremmo sviluppare sempre di più".

(Fonte: Il Gazzettino - Gruppo Archeologico Fossa Clodia)

 

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  CARTAGINE: Dal 9 al 20 giugno c.a., la Missione archeologica italiana in Cartagine effettuerà la IV campagna scavi (01.06.03)

Si eseguiranno nuovi scavi nella parte monumentale de "La Malga" e nell'area urbana circostante.

La missione archeologica italiana diretta dall'archeologo Giovanni Di Stefano, durante le precedenti campagne di scavi, ha portato alla luce l'ingresso monumentale della citta' di Cartagine, fatto costruire dall'imperatore romano Adriano, e databile tra il 117 e il 138 dopo Cristo.

Importanti vestigia della Cartagine romana stanno tornando alla luce grazie alle ricerche del gruppo, di studiosi e specialisti della missione, che ha ricevuto l'incarico dall'Istituto nazionale del patrimonio di Tunisi.

P.S. Maggiori informazioni sul sito della missione: http://www.maxpages.com/cartagine

  

 

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